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La Jervolino-Vassalli è una legge meno pericolosa e persecutoria, ma è pur sempre una legge che vieta la coltivazione domestica di cannabis e la detenzione di erba o suoi derivati, continuando quindi nella logica del monopolio concesso alle mafie nel traffico di stupefacenti e costringendo milioni di persone a rivolgersi ad esso per reperire la sostanza.

E’ una legge che in questo momento si rivela comunque un ottimo tappabuchi per la politica, che impegnata com’è nella consueta battaglia di potere tra “feudi” della stessa contea, continua a trattare con distacco e disinteresse un fenomeno ormai non più trascurabile, come quello dell’uso della cannabis fatto dal 15% della popolazione italiana.

Quindi, tutto lascia presupporre che una volta sistemati tutti i giochetti della “casta” e ridistribuite le leve di comando, si dovrà in tutti i casi mettere mano ad una nuova legge che possa superare la vetustà della Jervolino-Vassalli ed adeguarsi ai tempi, come dichiarato anche dalla presidente della Commissione Giustizia della Camera, on. Donatella Ferranti, su Repubblica del 13 febbraio: “ora è necessario rivedere la datata Jervolino” e in ballo ci sono le tabelle, le norme sulla modica quantità e la coltivazione ad uso personale.

In questo momento ci sono quattro proposte di legge che gravitano intorno alla Camera ed una al Senato, tralasciando la proposta Manconi al Senato, ci interessa di più soffermarci sui lavori della Commissione Giustizia della Camera, dove le proposte Farina (SEL) e Gozi-Giachetti (PD) sono già in discussione, mentre la proposta Civati (PD) e quella di Ferraresi e Bernini (M5S), non sono ancora state depositate.

Senza entrare in merito ai vari articoli delle varie leggi, vorremmo evidenziare il punto che a noi interessa maggiormente, la regolamentazione della coltivazione domestica:

Proposta Gozi-Giachetti
Art. 3
comma 2. Non sono punibili la coltivazione per uso personale di cannabis indica e la cessione a terzi di piccoli quantitativi destinati al consumo immediato, salvo che il destinatario sia un minore di anni sedici.

Proposta Farina
Art. 1
b) dopo il comma 3 è inserito il seguente:
“3-bis. Non sono punibili la coltivazione per uso personale di cannabis indica e la cessione a terzi di piccoli quantitativi destinati al consumo immediato, salvo che il destinatario sia un minore”

Proposta Civati
Art. 6
“3-bis. Non sono punibili la coltivazione per uso personale di cannabis indica e la cessione a terzi di piccoli quantitativi destinati al consumo immediato, salvo che il destinatario sia un minore di anni diciotto”

Proposta Ferraresi-Bernini
Art. 2
b) dopo il comma 3 è inserito il seguente : “3- bis. Non sono punibili la coltivazione e la detenzione per uso personale di cannabis indica nel luogo indicato nel provvedimento di autorizzazione alla coltivazione (1), né la detenzione fuori dal suddetto luogo e la cessione a titolo gratuito a terzi di una quantità non superiore ai 2,5g destinati al consumo personale, salvo che il coltivatore ovvero il destinatario siano minori di anni 18. La coltivazione di cannabis indica è consentita al maggiorenne nel limite di 4 piante in fioritura e nessun limite per le piante senza principio attivo (2). L’autorizzazione per la coltivazione di cannabis indica per uso personale è soggetta esclusivamente a tassa di concessione governativa e all’assenza documentata di condanne definitive per i reati di cui all’articolo 416bis del codice penale e dell’articolo 74 del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre1990, n. 309 e successive modificazioni (3).

Abbiamo sollevato alcuni dubbi sull’articolo proposto da Ferraresi e Bernini (M5S), sopra in neretto abbiamo evidenziato le cose che secondo noi dovrebbero essere tolte o aggiunte:

(1) togliere nel luogo indicato nel provvedimento di autorizzazione alla coltivazione
(2) aggiungere in fioritura e nessun limite per le piante senza principio attivo
(3) togliere L’autorizzazione per la coltivazione di cannabis indica per uso personale è soggetta esclusivamente a tassa di concessione governativa e all’assenza documentata di condanne definitive per i reati di cui all’articolo 416bis del codice penale e dell’articolo 74 del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre1990, n. 309 e successive modificazioni

Possiamo constatare che tutte le proposte di legge concordano quindi e contemplano ad una sola voce la possibilità di legalizzare la coltivazione domestica e se la proposta Civati e quella del M5S dovessero essere depositate nei tempi giusti, andrebbero ad accorparsi alle due già in discussione per la stesura di un testo unico concordato tra e dalle forze politiche e nel quale a questo punto non dovrebbe di certo mancare un articolo che preveda la regolamentazione della coltivazione domestica.

Per tutti i nostri soci e simpatizzanti che possono accedere al blog del Movimento, l’invito è di pronunciarsi evidenziando le mancanze e le parti da eliminare, in particolar modo si chiede di eliminare qualsiasi ipotesi di tassazione e concessione per le coltivazioni domestiche, per rivendicare la possibilità all’autoproduzione come un diritto.

Chiediamo che anche la proposta di legge del M5S si allinei alle altre senza ulteriori orpelli e costrizioni da parte dei consumatori:

https___sistemaoperativom5s.beppegrillo.it_edit_entry_cannabis
(Riservato agli iscritti al Movimento)

Direttivo ASCIA



La fini giovanardi è andata in pensione e torna in auge l’oramai ‘prepensionata’ e ‘anziana’ Jervolino-Vassalli. La corte costituzionale ha dichiarato la norma incostituzionale per vizio procedurale, in quanto la normativa venne inserita all’interno di un’altra legge con tema ‘Olimpiadi invernali’. Nonostante la modalità di approvazione è apparsa truffaldina a molti, la politica di palazzo non è riuscita a modificare di una virgola una normativa che fu criticata sin da prima della sua approvazione, ma nonostante tanti discorsi contrariati e promesse elettorali, non si è neanche tentato di spodestarla in ben 8 anni.

In attesa delle motivazioni della consulta, proviamo ad analizzare in parole povere cosa cambia a livello normativo, in particolar modo riguardo alla pene previste, quella che ha più causato danni nella società con una carcerazione di massa di individui che nulla hanno di criminale. Con il ritorno in vigore della Jervolino-Vassalli non significa che la cannabis è legale, ma le pene previste, sopratutto in caso di notevoli quantità, sono di gran lunga inferiori.

Bisogna ribadire innanzitutto che per Jervolino-Vassalli, si intende la legislazione in vigore prima della Fini-Giovanardi, così come modificata dal referendum del 1993, che aveva depenalizzato il consumo di qualsiasi stupefacente, ed eliminato il concetto di ‘dose media giornaliera’ ma con ‘sanzioni amministrative’ che considerano comunque illecito il consumo.

Bisogna anche aggiungere,  che prima del quesito referendario del ’93 era considerato illegale (quindi reato penale) anche il consumo (art.72 DPR 309/90, poi abrogato da referendum), mentre la fini-giovanardi aveva equiparato le sostanze e reintrodotto il concetto di dose, questa volta con il concetto di ‘Dose Massima Consentita’

La norma di riferimento è chiaramente sempre il D.p.r. 309/90 del 1990 ‘ripulito’ dalle modifiche della Fini-Giovanardi (Legge 49/2006). Ora (come prima), torna la distinzione tra droghe ‘leggere’ e droghe ‘pesanti’, viene eliminato il concetto di dose massima consentita, la fini-giovanardi ‘prevedeva’ pene dai 6 ai 20 anni per qualsiasi sostanza, con la vecchia ed ora nuovamente ‘attuale’ normativa, le pene sono differenziate. Le sostanze sono raggrupate in diverse tabelle, e la cannabis è inserita in tabella II, mentre le cosidette ‘droghe pesanti’ si trovano in tabella I.

Per le sostanze in Tabella 1 (eroina, cocaina, droghe sintetiche) si rischiano dagli 8 ai 20 anni, contro i “da 6 a 20 anni” della legge appena abrogata, in questo caso la normativa è peggiorativa nel cosidetto ‘minimo editale’ (la pena minima), come definito dall’art.73 comma 1 Dpr 309/90:

Chiunque senza l’autorizzazione di cui all’articolo 17, coltiva, produce, fabbrica, estrae, raffina, vende, offre o mette in vendita, cede o riceve, a qualsiasi titolo, distribuisce, commercia, acquista, trasporta, esporta, importa, procura ad altri, invia, passa o spedisce in transito, consegna per qualunque scopo o comunque illecitamente detiene, fuori dalle ipotesi previste dagli articoli 75, sostanze stupefacenti o psicotrope di cui alle tabelle I e III previste dall’articolo 14, è punito con la reclusione da otto a venti anni e con la multa da lire cinquanta milioni a lire cinquecento milioni.” (Art.73 Comma 1 Dpr 309/90).

Mentre per le sostanze in tabella 2 (quindi cannabis e derivati), la differenza è sostanziale in quanto la pena prevista ora va dai 2 ai 6 anni (rispetto ai dai 6 a 20 anni):

Se taluno dei fatti previsti dai comma 1, 2 e 3 riguarda sostanze stupefacenti o psicotrope di cui alle tabelle II e IV previste dall’articolo 14, si applicano la reclusione da due a sei anni e la multa da lire dieci milioni a lire centocinquanta milioni.” (Art-73 comma 4 Dpr 309/90)

Se invece i fatti contestati (ma sempre considerati spaccio) vengono considerati di lieve entità, le pene sono chiaramente minori, con la Fini-Giovanardi era prevista una pena che andava da 1 a 6 anni, mentre, tornata la distinzione tra le sostanze, anche qui le pene previste sono diversificate, si va da 1 a 6 anni (identica quindi) per le droghe pesanti, a da sei mesi a quattro anni per la cannabis:

Quando, per i mezzi, per la modalità o le circostanze dell’azione ovvero per la qualità e quantità delle sostanze, i fatti previsti dal presente articolo sono di lieve entità, si applicano le pene della reclusione da uno a sei anni e della multa da lire cinque milioni a lire cinquanta milioni se si tratta di sostanze stupefacenti o psicotrope di cui alle tabelle I e III previste dall’articolo 14, ovvero le pene della reclusione da sei mesi a quattro anni e della multa da lire due milioni a lire venti milioni se si tratta di sostanze di cui alle tabelle II e IV.” (Art.73 comma 5 DPR 309/90)

Le differenze ci sono anche a livello amministrativo, in caso di quantità non imputabili allo spaccio, se con la fini-giovanardi il sanzionamento era automatico dalla prima volta, prevedendo da subito il ritiro della patente ed altre sanzioni, ora torna la norma che prevede, per la cannabis, “per una sola volta” un ammonizione verbale:

se i fatti previsti dal comma 1 riguardano sostanze di cui alle tabelle II e IV e ricorrono elementi tali da far presumere che la persona si asterrà, per il futuro, dal commetterli nuovamente, in luogo della sanzione, e per una sola volta, il prefetto definisce il procedimento con il formale invito a non fare più uso delle sostanze stesse, avvertendo il soggetto delle conseguenze a suo danno.” (Art.75 comma 2 DPR 309/90)

Ora in questo contesto si inseriscono altre problematiche, visto che un decreto che dovrà essere convertito in legge, ha ridotto (modificando la Fini-Giovanardi prima dell’incostituzionalità), le pene previste nei fatti di lieve entità, che da un massimo di 6 anni è passato ad un massimo di 5, e da semplice attenuante diventa norma autonoma con prescrizione propria. Ma la Jervolino-Vassalli invece prevede per questa tipologia di reato, come abbiamo visto (per la cannabis), la pena dai 6 mesi ai 4 anni.

In ogni caso la pena massima è mutata ed è passata da 20 anni a 6 anni, ed anche i termini di prescrizione sono mutati, si dovranno ricalcolare le pene e la prescrizione in base ai nuovi parametri , e tantissimi che sono stati condannati ingiustamente alla detenzione, dovranno uscire immediatamente dal carcere, quindi per chi già condannato si potrà rivedere la condanna passata in giudicato attraverso il cosidetto ‘incidente di esecuzione’, chiedendo appunto una riformulazione della pena. Tutte procedure che non saranno automatiche ma dovranno essere messe in moto con richieste specifiche, avvocati e quant’altro, quindi sarà una battaglia anche per chi vorrà chiedere i danni per l’ingiusta detenzione subita per una condanna non meritata o sproporzionata o la riformulazione della pena, un ottima occasione potrebbe essere una class action. Tutto questo perchè la legge non è incostituzionale dal giorno della pronuncia delle corte, ma dal giorno che entrò in vigore, e quindi non è stata mai valida.

La Jervolino-Vassalli è una pessima legislazione, superata per idiozia esclusivamente dalla Fini-Giovanardi, se si esclude il diverso sanzionamento per lo spaccio di cannabis, il resto dell’impianto è analogo a livello repressivo: è vietata la coltivazione di piante per uso personale, ed anche la detenzione oltre l’uso personale (in base a paramentri irrazionali da loro decisi caso per caso), dobbiamo tener conto che quando era in vigore la Jervolino-Vassalli, c’era una tolleraranza de facto che sarà difficile ‘ripristinare’ su due piedi, basta leggere la cronaca degli arresti di questi giorni per comprendere che molto deve essere fatto per arrivare ad ottenere il diritto al consumo senza sanzioni ed all’autocoltivazione e detenzione  ad uso personale. Vogliamo avere il diritto di scelta su cosa consumare e cosa no, vogliamo avere il controllo qualitativo su cosa produciamo e consumiamo. L’autocoltivazione anche se ancora illegale, è già una realtà che nessuna legge potrà fermare ma solo regolare, rendere legale, portare alla luce del sole, un comportamento totalmente innocuo per la società.

Davide Corda – ASCIA


Due personaggi, con alte cariche istituzionali ricoperte, che hanno causato danni a 360°, a decine di migliaia di famiglie, ai poliziotti che sono stati disturbati da un efficace controllo del territorio per dar la caccia a poco più che ragazzini con una canna in tasca, ai tribunali che si son visti raddoppiare se non triplicare i procedimenti penali spesso a carico di persone irreprensibili, al sistema carcerario che ha visto un andirivieni che non si vedeva più da decenni di gente incriminata per un’infame pratica di “patteggiamento”, per un reato creato a tavolino, causando un sovraffollamento inconcepibile, alla macchina repressiva nel suo insieme e quindi con costi esorbitanti che tutti noi abbiamo pagato per mantenere una legge illegittima e le creature che ha generato, in primis, il Dipartimento Politico Antidroga.

Giovanardi, la cui complicità negli interessi delle Comunità di Recupero abbiamo sempre denunciato, passerà nella Storia come un peto che si dissolve nel vento, per non parlare poi di quello che doveva essere uno “statista illuminato” l’ex presidente della Camera, ex segretario di Alleanza Nazionale, ex segretario di FLI, ex alleato di Berlusconi, ex alleato di Monti ed ex onorevole Gianfranco Fini, che due leggi ha fatto e tutte e due sono state dichiarate una schifezza, sia a livello nazionale che internazionale, l’Italia avrebbe potuto fare tranquillamente a meno di statisti del genere!

La cannabis è tornata ad essere una “droga leggera”, e da qui si può ripartire per ottenere una nuova legge che una volta per tutte sancisca il diritto all’autoproduzione!

UNA GRANDE VITTORIA, ABBIAMO SCONFITTO FINI E GIOVANARDI, ORA CONTINUIAMO PER SCONFIGGERE LE MAFIE!

Direttivo ASCIA

http://www.adnkronos.com/IGN/News/Cronaca/La-Fini-Giovanardi-e-illegittima-Consulta-boccia-legge-sulla-droga_321218326650.html






Con questa operazione Anonymous vuole esprimere la sua più totale solidarietà alle persone che oggi manifestano a Roma per la legalizzazione della cannabis e per la fine della persecuzione poliziesca contro i consumatori e/o produttori di Tetra-Idro-Cannabinolo. Rivendichiamo il diritto di ogni individuo di produrre marijuana e consumarla per scopo ludico su modello di quanto avviene nei Paesi Bassi ed in Uruguay, Corea del Nord e parte degli USA“.

Sono queste le parole con cui il gruppo di hackers, ha aderito, anche con un comunicato, alla “causa dell’antiproibizionismo”.

Ecco cosa ci fa sapere il gruppo di hacker più famoso del mondo dopo aver hackerato il sito web del Ministero della Sanità e del DPA nonché l’indirizzo e-mail dello stesso Serpelloni e da qualche indiscrezione sembra anche il suo telefono cellulare…?!

http://www.parolibero.it/cronaca-mnu-sidebar/cat-cronaca/anonymous-dalla-parte-dell-antiproibizionismo-10-02-14-donati.html

Succede il 7 di Febbraio, esattamente il giorno prima del corteo a sostegno dell’illeggittimità della legge Fini-Giovanardi. Anonymous hackera l’e-mail di Serpelloni, quella stessa mail dove ad ogni sottoscrizione della petizione ASCIA vengono recapitati i “perchè secondo te Serpelloni dovrebbe dimettersi“, quella petizione che vorremmo portare di persona al DPA e consegnare nelle mani del dottore, corredata di tutti i vostri commenti.

E proprio dal sito “change.org” che ospita la nostra petizione Anonymous ha lasciato la sua impronta e il dott. Serpelloni risponde: “Non posso che essere d’accordo con voi. Mi dimetterò e lotterò per la legalizzazione della marjuana!

#FreeCannabis #8Febbraio #AnonymousItaly #Rome #Legalizziamola #FreeWeed”

Ci fa davvero molto piacere trovare l’interesse di Anonymous per la nostra causa e averli avuti di passaggio sulla petizione che lanciammo mesi fa.
Abbiamo sempre sostenuto che la battaglia antiproibizionista è composta da tanti guerrieri con una freccia sola, e ogni volta che una di queste colpisce il bersaglio, non possiamo che esserne contenti.

Sembra quindi che anche l’attuale catastrofico capo del DPA concordi con la nostra petizione e speriamo lasci il suo posto il prima possibile!

Noi vi invitiamo a continuare a firmare
https://www.change.org/it/petizioni/firma-la-petizione-ascia-per-chiedere-le-dimissioni-di-giovanni-serpelloni-capo-del-dipartimento-politiche-antidroga

Direttivo ASCIA





L’appuntamento per i nostri soci e simpatizzanti è dalle ore 13.00 in P.za Bocca della Verità (500 m. dalla metro Circo Massimo) presso lo striscione ASCIA: “NON SIAMO CRIMINALI”





Vorremmo segnalare ai nostri lettori la petizione lanciata su change.org dal Dott. Fabrizio Cinquini, indirizzata alla Corte Costituzionale, chiedendo di dichiarare illegittima la Fini-Giovanardi.

Vi invitiamo caldamente a firmare e a farla firmare diffondendola: il 12 febbraio è vicino e mancano poco più di 10.000 firme alle 50.000 richieste

Questo è il link della petizione:
http://www.change.org/it/petizioni/corte-costituzionale-marijuana-ed-eroina-non-sono-la-stessa-cosa-la-fini-giovanardi-venga-dichiarata-illegittima?share_id=HlmQxtaWuV&utm_campaign=signature_receipt&utm_medium=email&utm_source=share_petition

Ribadiamo ancora una volta tutto il nostro sostegno al Dott. Cinquini e la massima solidarietà per il sacrificio che sta facendo in prima persona.

Direttivo ASCIA


Vi aggiorniamo con questi nuovi articoli-intervista con video-intervista di Fabrizio Cinquini nella sua abitazione:

Da Today.it
http://www.today.it/rassegna/dottor-cannabis-fabrizio-cinquini-erba-scopo-terapeutico.html

Dottor Cannabis: “Ecco perché coltivo erba a scopo terapeutico”

Fabrizio Cinquini è un medico chirurgo della Versilia. È stato condannato 4 volte di fila per le sue coltivazioni di marijuana per curare i suoi pazienti

E’ un medico chirurgo ma anche un paziente. Fabrizio Cinquini ha preso l’epatite c anni fa e ha iniziato la classica profilassi per combatterla: ribavirina e interferone che gli fanno perdere 15 chili. Stufo inizia a coltivare marijuana per uso personale e la sua vita ricomincia: “Ho ripreso appetito alimentare, sessuale, intellettuale, tutto quello che la chemioterapia mi aveva tolto“.

Da allora Fabrizio coltiva e non se ne vergona. Così nel 2002 viene accusato di coltivazione a fini di spaccio, anche se di prove per spaccio non se ne sono mai trovate. Si fa 18 mesi tra domiciliari e servizi sociali, durante i quali però continua a coltivare semi di canapa. “Sembra intollerabile che qualcuno legiferi sulla vita di un vegetale”. Le condanne sono arrivate ma non hanno demoralizzato Dottor Cannabis: per lui tutto ciò è una battaglia da portare avanti fino alla depenalizzazione.

GUARDA IL VIDEO CON LA STORIA DI FABRIZIO CINQUINI, DOTTOR CANNABIS: http://www.today.it/video/dottor-can…rapeutico.html

Dal Corriere della sera:
http://www.corriere.it/inchieste/reportime/interviste/dottor-cannabis-ecco-perche-ho-cercato-coltivare-canapa-scopo-terapeutico/63d0823c-86ba-11e3-a3e0-a62aec411b64.shtml

Dottor Cannabis: «Ecco perché ho cercato di coltivare canapa a scopo terapeutico»

Si chiama Fabrizio Cinquini ed è un medico chirurgo della Versilia. È stato condannato 4 volte di fila perché coltivava alla luce del sole.
Le proprietà terapeutiche della canapa dice di averle scoperte nel lontano 1992 a Cagliari, dove aveva aiutato pazienti affetti da disturbi alimentari. Per anni però i risultati se l’era tenuti per sé, per paura di incorrere in qualche sanzione. Poi un brutto giorno, mentre è di servizio su un’ambulanza, si prende l’epatite C.

Per 18 mesi si sottopone a un trattamento a base di Ribavirina e Interferone. Perde oltre 15 chili. Fino a quando non si ricorda di una molecola che dice essere presente in gran quantità nel seme di canapa: l’edestina. Si procura un po’ di semi, fa crescere qualche pianta, comincia la terapia «e i risultati sono stati immediati. Ho ripreso appetito alimentare, sessuale, intellettuale, tutto quello che la chemioterapia mi aveva tolto».

Da allora Fabrizio Cinquini non ha più smesso di piantare e selezionare semi. Alla ricerca di una pianta con basso contenuto di Thc e alto contenuto di tutte le altre molecole che anche secondo una bella fetta della comunità scientifica hanno effetti terapeutici. Ma per fare selezione “servono almeno 1000 piante. Io non avevo lo spazio e neanche il denaro per coltivarne così tante, così mi sono fermato sempre a 600 esemplari”.

E 600 piante si vedono. Così per il dottor cannabis arrivano i primi guai. Il primo sequestro risale ormai al lontano 2002. Il capo d’imputazione è coltivazione a fini di spaccio, anche se di prove per spaccio non se ne sono mai trovate. Si fa 18 mesi tra domiciliari e servizi sociali, durante i quali però continua a coltivare semi di canapa. E senza fare nulla per tenerlo nascosto, perché gli “sembra intollerabile che qualcuno legiferi sulla vita di un vegetale”. Ma siccome invece le leggi ci sono eccome, ecco che dopo poco arrivano un nuovo sequestro e una nuova condanna. E poi un’altra, e poi un’altra ancora, che però questa volta è di ben 6 anni.

Dice di aver pensato di essere la persona più adatta per sottoporsi a questa battaglia. E dice che se oggi il dibattito su depenalizzazione e legalizzazione è rientrato prepotentemente nell’agenda politica, un po’ lo si deve anche a lui, al dottor Cannabis.




Di fronte a certe testimonianze di ottusità irreversibile non riusciamo più a capire se è meglio ridere o piangere!

Consigliamo a tutti coloro che non hanno avuto modo di assistere alla trasmissione “Porta a Porta” di andare a vedere le incredibili affermazioni del senatore Giovanardi: http://tv.ilfattoquotidiano.it/2014/01/26/giovanardi-mia-figlia-era-fidanzata-con-rasta-forse-gay-e-io-sono-finito-in-ospedale/262611/

Giovanardi ha raccontato di quella che lui ritiene una disavventura familiare, una confessione fatta dalla figlia qualche anno fa, che gli ha procurato uno svenimento repentino e una corsa al Pronto Soccorso, uno choc di tale impatto devastante da cui molto probabilmente, vista la sua intolleranza nei confronti di tutto ciò e di tutti coloro che non rispecchiano la sua visione del “mondo”, non è mai riuscito a riprendersi: “Tornando da un viaggio in Sud Africa mia figlia mi disse: papà sto con un rasta, di colore e forse gay. Ma per fortuna adesso mia figlia è sposata con un’altra persona ed è mamma di figli. Quindi diciamo che, a parte lo choc, la mia storia ha avuto un lieto fine. La famiglia è una sola: con papà e mamma. In una coppia non c’è spazio per gli omosessuali

Certo non gli sarebbe potuto capitare di peggio e alla sola idea di ritrovarsi in famiglia un genero “negro”, “frocio” e “drogato” e magari con due o tre nipotini mulatti che scorrazzavano per casa, il debole e puro cuore del senatore non ha retto.

Abbiamo usato delle parole dispregiative, al posto di quelle “convenzionalmente correct” in modo intenzionale, perché sembra che siano le uniche adatte alla comprensione di Giovanardi circa la diversità tra gli individui, tant’è che lui “conoscitore del mondo” per sua stessa ammissione, solo qualche anno fa ha scoperto il significato di “Rasta” e cosa significa “essere di colore”.

Sembra di leggere una nuova sceneggiatura per un remake di “Indovina chi viene a cena?“, ma questa volta al posto del solo nero, ci mettiamo pure i disprezzati Rasta consumatori di erba e gli odiosi gay.

Stupefacente, semplicemente stupefacente, ma non tanto per quel che ha detto il senatore, quanto per il fatto che simili personaggi, reliquie di quella cultura bigotta di cui scrivevamo nei precedenti articoli (eh sì caro senatore Gentile, forse adesso potrà comprendere meglio cosa significa!) possano ancora pensare di giudicare, condannare, condizionare e opprimere la nostra vita.

Forse non è la legge che porta il suo nome a dover essere giudicata dalla Corte Costituzionale, ma dovrebbe essere proprio la sua persona, che con queste dichiarazioni palesemente razziste e discriminatorie, fa entrare in collisione il suo ruolo istituzionale con i principi della Costituzione ispirati all’uguaglianza fra le persone e al rispetto per le diversità.

Per ora continuiamo a batterci per far abrogare la sua legge, poi continueremo a batterci per abrogare anche lui!

Direttivo ASCIA













Dovremmo quasi essere grati al senator Gentile, perché con le sue continue uscite, ci offre sempre l’opportunità di spiegare meglio con chi sta parlando e soprattutto sui motivi del nostro attivismo nel voler vedere abrogata, cancellata, incenerita, la Fini-Giovanardi, e legalizzata “una pianta” dagli usi millenari.

Il senatore, dopo aver letto il nostro precedente articolo ha rilasciato la seguente dichiarazione, invitando l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (AGCOM) a valutare circa la correttezza e la legalità delle informazioni pubblicate nel nostro sito: http://droghe.aduc.it/notizia/sen+gentile+versus+legalizziamocanapa+org_128832.php

Spero che l’Agcom, i cui compiti e le cui funzioni oggi sono delicate e importanti, voglia dare un’occhiata al sito www.legalizziamolacanapa.org e assumere le decisioni conseguenziali“. Lo afferma il sen. Antonio Gentile (Ncd), membro della commissione bicamerale per l’infanzia. “Si legge sul sito“- prosegue Gentile – che “l’8 febbraio” data di una manifestazione a Roma per la legalizzazione di questa droga ”bisogna essere in tanti per contrastare i bigotti della Fini- Giovanardi che sono contrari a questa pianta che continua a dare benefici a chi la consuma”. ”Una frase grave -dice Gentile – che contrasta con l’appendice ipocrita messa dai realizzatori del sito che dichiarano di non voler istigare all’uso della cannabis e di rispettare il codice penale. Questo sito diffama chiunque contrasti l’idea assurda che la cannabis non sia una droga – dice Gentile – e impunemente scrive e dice cio’ che vuole pensando che la liberta’ di espressione non abbia alcun limite. E’ necessario che l’Agcom faccia il suo dovere, leggendo quelle pagine e analizzando se sono in contrasto.con le numerose leggi vigenti. Tutto qui. Non si puo’ pensare che internet sia un mondo dove tutto e’ possibile e concesso”.


Lettera aperta al senatore Gentile

“Caro” senatore, tanto per iniziare, vorremmo farle presente che non abbiamo diffamato nessuno e che stravolgere il senso dei concetti non può che confermare quanto abbiamo sempre affermato, e cioè, che è assolutamente impossibile cercare di spiegare un diverso punto di vista, quando l’interlocutore è impregnato di faziosità e di pregiudizi ideologici.

Vede senatore, noi abbiamo parlato di “cultura bigotta” e non de “i bigotti della Fini- Giovanardi“, e creda che il significato è totalmente differente.

Quando scriviamo “cultura bigotta”, ci riferiamo al metodo dei divieti e delle punizioni, che purtroppo da millenni opprime l’ambizione umana al Libero Arbitrio. Ci riferiamo a quella cultura che ha sempre diviso la società in buoni e cattivi, in base al colore della pelle, o all’appartenenza ad una diversa confessione religiosa, o alle proprie tendenze sessuali, o in base a convinzioni scientifiche non condivise, o molto più semplicemente in base ad uno stile di vita che non collima con la convenzione sociale che, penso sia inutile ricordarglielo, viene sempre determinata da chi sta al vertice della piramide del potere.

Non sappiamo se lei senatore sia un fumatore di tabacco, ma pensiamo che comunque non si scandalizzi nel vedere un suo collega accendersi una sigaretta, bene senator Gentile, le forniamo qualche chicca per farle comprendere meglio perché invitiamo a contrastare la “cultura bigotta” e chi purtroppo la rappresenta rendendosi complice della staticità della Storia.

Una piccola passeggiata nel tempo …quando il consumo di tabacco era vietato:

- 1600 – In Russia, lo zar Michail Fedorovic giustizia tutti coloro che siano trovati in possesso di tabacco e ordina che chi sia trovato in possesso di tabacco sia torturato finché non riveli il nome del suo fornitore

- 1650 – L’uso del tabacco è proibito in Baviera, Sassonia e Zurigo

- 1650 – Il sultano Murad IV dell’Impero Ottomano decreta la pena di morte per chi fuma tabacco “…persino sul campo di battaglia egli faceva di tutto per sorprendere i suoi uomini nell’atto di fumare, che avrebbe poi punito decapitandoli, impiccandoli, squartandoli o amputandogli mani e piedi…”

- 1691 – A Luneberg, in Germania, la pena per chi fuma tabacco consiste nella morte

- 1921- Le sigarette sono illegali in quattordici Stati americani e in altri ventotto vengono presentati progetti di legge

Vede senatore, quello che ancora oggi ci stupisce è constatare che, nonostante i secoli siano passati, la sceneggiatura del proibizionismo rimane sempre la stessa e siamo sicuri che se lei fosse vissuto in quegli anni e se come oggi avesse ricoperto ruoli nelle Istituzioni, non avrebbe esitato un secondo nel mandare a morte un fumatore di tabacco, magari prescrivendo anche una bella tortura per trovare i suoi fornitori.

Dobbiamo inoltre notare che il proibizionismo è in realtà una droga e che il Potere ne è così assuefatto da non poterne fare a meno, tant’è che finito il proibizionismo contro il tabacco è iniziato quello contro l’alcol, un fallimentare “nobile esperimento” di cui subiamo ancora gli effetti negativi per la totale mancanza di informazioni sull’educazione all’uso, per dar luogo infine alla crociata più insulsa e compromettente mai concepita: quella contro la cannabis.

Passando al secondo concetto della sua dichiarazione, anche qui ha voluto dare la sua soggettiva interpretazione, infatti lei afferma che noi abbiamo scritto: “che sono contrari a questa pianta che continua a dare benefici a chi la consuma”, legga bene senatore, noi abbiamo scritto: “a chi continua a trarre benefici illeciti dal suo consumo“, le risulta forse che la malavita organizzata non tragga benefici dal consumo di cannabis? E’ stata una sua svista o una malafede precostituita nei nostri confronti, che non le permette neanche di leggere bene ciò che scriviamo?

Oppure si riferisce al fatto che consideriamo assurda questa persecuzione nei confronti di “cittadini rei solo di apprezzare i benefici di questa pianta?“, ma che la cannabis dia benefici da un punto di vista terapeutico non siamo solo noi a dirlo, ma decine e decine di ricercatori in tutto il mondo, dal dott. Lester Grinspoon al prof. Gianluigi Gessa e da migliaia di testimonianze dirette, di pazienti affetti da patologie invasive e che dalla cannabis hanno trovato un reale beneficio.

E di questo, nonostante la sua contrarietà, dovrebbe farsene una ragione, visto che il problema dell’uso terapeutico della cannabis in questo momento viene dibattuto a livello globale, e per darle un’ulteriore informazione, per colmare almeno in parte la sua non conoscenza sul tema, le riveliamo, a scopo squisitamente didattico, che i fiori di cannabis coltivati in proprio hanno lo stesso identico principio attivo dei fiori di cannabis venduti e somministrati per l’uso terapeutico, quindi, ci dica senatore, dove è il confine tra droga e medicina se non nell’abuso?

E proprio contro qualsiasi abuso ci siamo sempre adoperati per informare la nostra utenza, perché a noi sta molto più a cuore educare, piuttosto che punire.

Non siamo noi gli ipocriti senatore, e comunque ricordi che piantare alcune piante di cannabis, indipendentemente che sia giusto o sbagliato, non può essere reato!
E si metta l’anima in pace senatore, perché noi questa battaglia la portiamo avanti sino in fondo!

Direttivo ASCIA














Mancano meno di 20 giorni al più grande appuntamento mai atteso da tutti gli antiproibizionisti ed in particolar modo da tutti quelli che per anni hanno subito le angherie e le vessazioni causate dalla Fini-Giovanardi.

Dobbiamo essere tanti, una folla oceanica, festosa, ma anche determinata nella richiesta di cancellazione della legge più liberticida d’Europa, che è stata, ed è ancora, causa di decine di migliaia di arresti inutili e devastanti ai danni di comuni cittadini, rei solamente di apprezzare gli effetti e i benefici di una pianta indigesta alla cultura bigotta e a chi continua a trarre benefici illeciti dal suo consumo.

Saremo decine di migliaia a manifestare la nostra indignazione e la nostra insofferenza nei confronti di questa legge, chiedendo a voce alta che il pronunciamento della Corte Costituzionale possa avvenire dettato dal buon senso e non dalla pregiudiziale ideologica, alla quale invece si è già ancorata l’Avvocatura dello Stato: http://droghe.aduc.it/articolo/droga+costituzionalita+fini+giovanardi+seduta+dell_21921.php

Nei prossimi giorni verrà reso noto il luogo dell’appuntamento, l’orario e il percorso, tutti gli aggiornamenti e info: http://www.leggeillegale.org

L’appuntamento per tutti i nostri soci e simpatizzanti sarà dietro lo striscione “NON SIAMO CRIMINALI” e invitiamo tutti coloro che vorranno darci una mano per il volantinaggio e per organizzare la presenza ASCIA al corteo, a mettersi in contatto con noi: ascia@legalizziamolacanapa.org

Per tutti coloro che invece non potranno essere presenti, ma che in qualche modo vogliono contribuire e collaborare a questo evento straordinario, l’invito è ad effettuare un versamento per coprire le spese del carro e del materiale informativo:  http://www.overgrow-italy.nl/13911-2/

Tramite ricarica Postepay
n°: 4023 6004 6500 0398
Intestata a: Crespan Juri
Codice Fiscale: CRSJRU75M29G224A

Direttivo ASCIA










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